L’anno scorso più o meno in questo periodo dell’anno stavo meditando di partire.
Leggendo Giorgio Caeran non mi trovavo daccordo sulle critiche ai viaggi organizzati, sponsorizzati, fotografati, filmati ecc… Ora mi sa che gli do ragione. La differenza credo sia che più uno organizza e pianifica più in realtà tenta di riprodurre quello che qualcun altro ha già vissuto. Purtroppo a volte le copie sono più interessanti e come dice appunto Caeran: chi grida di più la vacca è sua.
Quando sono partito dallo Stelvio con me c’era la neve e due cugini di Bormio: Eugenio e Andrea con in mano la mia macchina fotografica. (In realtà abbiamo incontrato anche un’adetto alla strada che mi gridava in bormino: “Garda li dove vai su, non è una moto quella li: è un trattore!!”
)
Immaginavo una cosa diversa. Le partenze dei viaggi che avevo visto erano cose molto più cerimoniose e romantiche, microfoni, autorità, amici motociclisti, fidanzate in lacrime… Mi dicevo: ma che sfigato sei che parti da solo da in cima alla montagna con i tuoi cugini facendo lo scemo sulla neve e ridendo come una faina…
Ora è un ricordo bellissimo.
Questo è successo a un ora da casa mia. Ne ho dedotto che in realtà la magia non sta tanto nel luogo, ma nella maniera in cui si affrontano le cose.
Per questo spesso trovo più poetico il viaggio di due giorni di un amico con la fidanzata per le montagne in Valtellina che quello del motociclista pompato che si atteggia avventuriero dall’altra parte del mondo.
Poi chissà, probabilmente tra un anno avrò ancora cambiato idea
Per sdrammatizzare e perdere qualche punto sul piano intellettuale, mentre riordinavo il materiale ho montato questo video:

