4 Febbraio
Abra del Acay, lo sforzo supremo
Mi sveglio allegro.
Bisogna decidere se provare o tornare indietro. Ingrid mi dice decidi tu.
Esco sul balcone. Guardo a lungo il cielo, ieri non ha piovuto, oggi, secondo me non pioverà.
Vaffanculo andiamo.
Vado dalla polizia, lascio il mio nome, la poliziotta mi saluta con un “che dio ti benedica” le rispondo “speriamo”
.
La strada comincia molto tranquilla, un po’ di sabbia, fango, ma niente di impossibile. Vedo le tracce di una piccola moto di qualche pastore.
Arriviamo davanti a un allagamento fangoso. Mi sto per buttare dentro, quando d’istinto freno. Non ci sono più le tracce della moto. Poco prima aveva deviato nel prato per non entrare nelle “sabbie mobili”.
Se frenavo 2 metri prima sarebbe stato meglio. Il fango è come colla, non riesco a tornare indietro, con Ingrid che spinge come un mulo, impieghiamo un quarto d’ora per fare i pochi metri indietro per uscire dalla strada. Costeggio il fango nel prato-sabbiaiola accanto alla strada seguendo le orme della moto del pastore.
Continuiamo. Poco più avanti mi fermo a parlare con un anziano, gli chiedo della strada, mi dice che una volta che il percorso comincia a salire non c’è più acqua, solo qualche franetta. Il problema è la valle, in cui dovremo attraversare il fiume principale 5 volte.
Come i poliziotti mi mette in guardia con la corrente dei fiumi “che gira le macchine”. Faccio qualche battuta sulla perversione di quelli che hanno progettato 10 km di strada attraversando 5 volte un fiume… ride dibbrutto, ci salutiamo. Andiamo avanti.
Costeggiamo il fiume. Sembra abbastanza incarognito, ogni affluente che attraversiamo dico a Ingrid “vedi più avanti andiamo, meno acqua ci sarà” ad un certo punto mi fermo non ci sono tracce fresche e la strada… è proprio interrotta
Torniamo indietro, le impronte di un grosso mezzo deviano poco prima e segnano un approssimativo tracciato alternativo.
Arriviamo davanti al primo guado serio. Non è molto largo. A detta delle guide, più largo è meglio è perché c’è meno corrente. Una volta che ci entro con i piedi per vedere com’è il fondo quasi cado. La corrente è proprio incarognita, sento sul fondo manate di sassetti trasportati dalla corrente che mi sbattono sugli stivali.
Attraversiamo più volte a piedi per vedere com’è il fondo. Sassi sassolini e vari, ma niente fango. Buttiamo qualche grosso masso a monte con la convinzione che diminuisca la velocità della corrente.
Decido di entrare girato verso monte, convinto che la corrente avrebbe fatto ruotare la moto.
Ingrid a valle, nell’acqua pronta a spingere. Su di giri. Entro deciso.
La moto non ruota, però la corrente sposta me la moto e Ingrid un paio di metri più sotto! Siamo dall’altra parte. Non riusciamo a toglierci il sorriso dalle labbra dalla soddisfazione.
Avanti. Arriviamo subito ad un altro attraversamento, la pendenza maggiore e la corrente idem. Dopo averlo attraversato un po’ di volte a piedi e aver riflettuto un po’ dico:
“a monte deviamo parte del fiume. Arriva meno acqua, meno corrente, meno profondo. Lo facevo sempre da piccolo nei torrenti vicino a casa, un’oretta e abbiamo fatto”.
Santa Ingrid è immersa nell’acqua con me a metter sassi dove vogliamo bloccare e togliere dove vogliamo che passi più acqua. Ormai saremo a almeno 4000 metri di altezza, una fatica brutta
Mi stupisco di come veramente in poco più di mezzora abbiamo davvero cambiato l’aspetto del fiume! ogni tanto per prendere fiato dopo uno sforzo mi butto a terra sui sassi a riposare.
Arriva una jeep dalla parte opposta. Mi coglie un po’ in debito d’ossigeno, tento di ricompormi il possibile.
Due coppie, parlano francese, provo a spiegargli che ho deviato io il fiume… diciamo che non si capisce un cazzo di quello che dico ed essendo stremato, bagnato e sporco non faccio un bell’effetto.
Gli chiedo com’è la strada, dicono che ci sono altri guadi, ma questo gli sembra peggio e che più avanti la strada è franata in vari punti ed è molto stretta… ma se sono passati con sta macchina da guerra… passiamo anche noi!
Mi faccio prendere da un certo entusiasmo.
Provo ad attraversare ora che c’è qualcuno. Son qui da un’ora, ho ben chiaro la traiettoria. Ingrid nell’acqua accanto a me. La ruota davanti entra piano, poi gas a manetta, il fondo è sassoso, entro fin alla sella, qualche esitazione sul finale, ho paura di rimaner dentro, skizzo fuori dall’acqua, dopo un’involontaria impennatina, mi spiano sui sassi. Dall’altra parte del fiume.
Riposino
Felice come un bimbo, non saltello di gioia solo per i 4000 metri
Passa anche il Jeeppone.
All’improvviso dall’altra parte del fiume arrivano delle moto… sono 250 da cross. Argentini.
Un po’ come arrivassero a casa mia vado ad accoglierli. Sono senza scarpe, e mezzi spogliati: sono stati un’ora per togliere una moto dal fango nelle sabbie mobili di prima
Sono 2 piloti di motocross 1 meccanico e un saldatore: che compagni di viaggio migliori si può aspettare qualcuno in posto totalmente isolato? Sono anche simpaticissimi.
Guardano la mia moto al di là e il fiume… e acquisto subito un gran rispetto
Improvvisamente tutto prende un’altra piega. I guadi successivi li facciamo con una moto in acqua e gli altri attorno a spingere/sostenere, sempre fatiche, ma di gruppo.
Un grande rischio nell’ultimo guado in cui inaspettatamente la corrente per un pelo mi ribalta la moto, un provvidenziale tuffo di Ingrid e Ariel (il manico del gruppo) mi salva.
La salita è un’impervia stradina a strapiombo. Immaginavo a 5000 metri succedesse chissacosa, invece la moto va come una scheggia, il tassellone spinge, solo io sono un po’ provato, credo più che per l’altura, per la fame.
Arriviamo in cima!
Passo Abra el Acay
Siamo proprio contenti. Mi sarebbe piaciuto fermarmi un po’, ma il cielo non promette bene e devo ammettere di essere un po’ sbalordito.
All’improvviso, non ci possiamo credere…comincia a nevicare!! Dura poco.
Siamo quasi arrivati, facciamo una breve sosta, intanto che Ingrid chiacchera, io attraverso un momento di stanchezza aggressiva.
A San Antonio de Los Cobres, carico sulla moto un ragazzino e insieme a Ariel andiamo in avanscoperta per trovare da dormire. Troviamo una pensione, ci dividiamo in due stanze, dopo una cena famelica dormiamo come sotto anestesia.
E’ stata una giornata fantastica.

