13 Febbraio
Schizziamo fuori dall’hotel, abbastanza allegri, nonostante abbia perso il bancomat, l’unico che funzionava…
E’ domenica mattina, non c’è molto traffico e a parte un po’ di nebbia e pioggia raggiungiamo Coroico senza problemi. Essendo a 1500 metri fa un caldo spesso, e noi, arrivando dal freddo, sudiamo come delle bestie.
Belli decisi imbocchiamo la Carrettera della Muerte. Poco prima, in prossimità di una frana, un poliziotto ci informa di guidare a sinistra. Guidare a sinistra? Cosa vuol dire? Dopo aver incrociato un paio di macchine che credevo volessero uccidermi capisco:
bisogna guidare a sinistra come in Inghilterra. Mah..
Carrettera della Muerte
Schizzano ciclisti nella direzione opposta continuamente e vanno un po’ in panico quando ci incrociamo
.
Incontriamo un gruppo di motociclisti. Loro sono soli e con le moto scariche… però fanno veramente troppe soste per fasi fotografie, tornano indietro a rifare pezzi di strada… Continuiamo in soliaria.
La strada è proprio in pendenza! Ammetto che ci sono strapiombi che fanno preoccupare un po
Cascate che cadono sulla strada (e ti tiran secchiellate di acqua addosso).
Niente di impossibile, a parte qualche pezzo con sassi molto grossi. Dal caldo dei 1500 metri, salendo il clima ritorna polare.
I gruppi organizzati di ciclisti partono all’alba per cui dopo il primo tratto non incontriamo più nessuno, a parte nebbia, pioggia e un freddo veramente brutto.
Arriviamo in cima, ibernati. Ci fermiamo in uno spiazzo, vicino a dei bus e alcune macchine. Non riesco a muovere le mani, ho le mascelle congelate e non riesco a parlare. Scendiamo dalla moto, ci scaldiamo davanti al motore come fosse un fuocherello e indossiamo tutto quello che c’è poi… avanti.
A El Alto c’è il traffico più impenetrabile delle maledizioni del mondo maledetto. 4 corsie di bus, camion e macchine tutti compressi, ma perché se è domenica?!!
Non riesco a passare da nessuna parte. Impieghiamo quasi 2 ore ad attraversare i pochi chilometri di semafori.
Di positivo c’è che il fumo e il caos generano calore, che allevia un po’ la fase di congelamento
Più avanti il clima si fa più umano
Arriviamo e costeggiamo il lago Titicaca, proprio bellissimo.
Lago Titicaca
Saliamo su una zatterozza per attraversare un pezzo di lago.
Tramonta il sole.
Facciamo l’ultimo tratto di strada al buio, arriviamo a Copacabana che è ormai notte. 11 ore di moto, senza aver mangiato niente in tutto il giorno, una fame da placare.
Troviamo cibo e alloggio, economici e senza problemi.

