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El Silencio

Posted by Andrea Livio on 27 mar 2011 / 12 Comments

21 Febbraio

Alle quattro e 50 siamo in piedi. Mi sono svegliato allegro e fiducioso.

Ci troviamo in strada con i ragazzi. Vedendoci affamati ci offrono una colazione mastella: riso, uova, platano e un pesce fritto. Mi dicono che non ho idea della fatica che farò oggi per arrivare “di là” e mi preoccupo un po’.

Partiamo. Ingrid con la borsa serbatoio su un pick up e io dietro con la moto.

Arriviamo alla frana, di la c’è un’altro mezzo che ci aspetta. Non è passata nessuna scavatrice a rimettere a posto la strada.

Adottiamo la soluzione: “tu passi sopra il limbo ti terra solida sull’orlo del precipizio e i miei ragazzi ti tengono la moto”

Mi “assistono” in quattro. Avanzo piano, le persone tra la moto e il precipizio, hanno una faccia terrorizzata, e oltre a sostenere, spingono un po’ troppo la moto tenendomi sbilanciato e facendomi fare una fatica enorme. Anche “il capo” che si mantiene a distanza, denota nervosismo e grida ai ragazzi “tenete su sta cazzo di moto” e a me “dai che sei quasi arrivato”.

 

 

Sull'orlo del precipizio

 

 

Sono passato.

Supero anche le altre parti dello smottamento. Sfogandomi un po’ , sparo dentro in una pozza di fango bello deciso, schizzo fango da tutte le parti, faccio un gran casino, si esaltano tutti :)

Ingrid salta su cassone del nuovo pick up, salgono anche un po’ di persone, un po’ di borsoni, un po’ di sacchi…

Salutiamo chi ci ha accompagnato fin li.

Si parte. Dopo un paio d’ore comincio già ad essere provato in una maniera devastante, ho sete, non ho niente da bere. La bocca è totalmente secca, con la lingua cerco umido in gola e poi me la passo sul palato. E’ un continuo alternarsi di fango faticoso, sassaiole, e frane.

Passiamo un pezzo di strada dove continuano a scendere sassi. Il pilota mi dice di calcolare quando passo, che i sassi comunque ci mettono ad arrivare sulla strada e di non fare il coglione se no lascio Ingrid vedova al mattino presto…. Provo a calcolare, ma i sassi non scendono uno alla volta, ci sono sassini e sassi seri. Dopo un po’ di attesa, totalmente a caso sparo dentro in seconda a manetta. Sopravvivo :)

Per superare le frane, la maggior parte delle volte sono state “costruite” delle rampe di sassi che ti permettono di salirci sopra e passare.

Nei punti difficili, il pilota fa scendere tutte le persone dal mezzo e supera l’ostacolo solo.

Tutti masticano foglie di coca e me ne danno una manciata ogni volta che ci fermiamo.

Ore così.

Impressionante. Ad un certo punto si sente un rumore fortissimo, viene da sopra di noi, abbastanza lontano, è una frana che si sta portando dietro degli alberi, prima si vedono in lontananza degli alberi scomparire, poi si sente il suono, crack, dei tronchi che si spezzano. Vorrei star li a guardare, ma il pick up non mi da tregua.

Accanto all’unico ponte incontrato fin ora, ci sono degli indigeni, due con degli archi e uno con un fucile tipo quelli di “pirati dei caraibi”. Passando alzo la visiera e abbasso la testa per salutare, mi guardano immobili come fossi un alieno, li capisco.

Il passaggio più difficile è una salitona di sassi con una pendenza imbarazzante per arrivare sopra una frana, a prima vista impossibile. A lato sempre il precipizio. Il pick up riesce al secondo tentativo. Anch’io.

 

 

Rampa

 

 

La prima volta quasi arrivato quasi in cima mi spavento perché la moto si storta, mollo un pelo il gas, cado e rotolo insieme alla moto fino all’inizio della salita. Senza uscire di strada. Sono terrorizzato dalla possibilità di volare fuori dalla strada.

La seconda volta sparo su in prima a 7000 giri e arrivato in cima, per paura di non fermarmi, mi butto con la moto sul fianco a monte della strada facendo impuntare il manubrio nella terra. Mi fermo :)

Sono distrutto, praticamente non parlo più, ho la bocca secchissima.

Ingrid mi dice: quando hai fatto quelle cose vicino ai precipizi, ti guardavo pensando: “questa potrebbe essere l’ultima volta che lo vedo vivo”. Non ho la forza di risponderle.

Grazie a dio comincia a piovere. Guido in piedi, con la bocca aperta, aspetto che mi entri un po’ d’acqua, faccio un “gargarismo” e poi deglutisco. Anche dal casco con la visiera aperta scende un rivolo d’acqua. Fantastico. Entusiasmo. Non mi metto neanche l’impermeabile.

Ci fermiamo per superare l’ennesima franetta e sperimento un nuovo trittico: foglie di coca – polase – acqua piovana.
Ricetta: aggiungere una spolverata di polase alle foglie di coca che si sta masticando e andare a manetta con la moto sotto la pioggia con la bocca aperta.

Può darsi sia una cosa più psicologica che altro, ma sono in preda a un certo euforismo :)

Ormai saranno 6 ore che siamo in ballo. Pioviggina, Ingrid e le altre persone sul cassone si sono coperti con un telo per non bagnarsi. La strada è più compatta, il fondo sempre un po’ fangoso. Il pick up ora va decisamente veloce, lo seguo. Frena bruscamente per evitare una buca. Io dietro.
Inchiodo per non andargli addosso, mi si gira la moto. Cado. Non se ne accorgono, proseguono.

Faccio un discreto rotolone. Ho preso una bella botta. La moto rimane girata “a testa in giù” in un fossetto al lato della strada.. Ho stortato la leva del cambio. Non riesco a rialzare la moto.

L’unica raccomandazione era di non fermarmi mai in questa zona. Sono fermo. Da solo.
Vedo una casetta di legno e mi avvicino, sto per gridare “buon giorno, c’è qualcuno?” quando dalla finestra vedo una fila di vestiti da uomo appesi ad un filo e parecchie munizioni.

Non mi capita spesso di perdere la calma di fronte ad un problema. Sono nel panico. Corro. Impreco. La soluzione è far strisciare la moto una 20ina di metri più avanti  fino a che cambi la pendenza e abbia modo di girarla. Credo. Continuo a ripetere: “perché non si son fermati!”.

Tiro, spingo, sono senza fiato. Non so quanto tempo passa. Vedo arrivare i ragazzi, sono tornati indietro. Nessuno dice niente, scendono di corsa con la faccia spaventata, rialziamo la moto, partiamo di fretta. Io sto davanti.

 

 

La strada

 

 

Arriviamo in un piccolo villaggio, deduco che la zona più pericolosa è stata superata. Alcuni ragazzi scendono dal pick up. Mi avvicino per salutare.

Ripartiamo.

Vedo un cavallo più avanti al lato destro della strada. Il cavallo si muove e scopre una corda che da attorno al collo attraversa la strada. Danger!
Freno. Blocco il posteriore, non rallento molto, ma sbando che è un piacere, non mi capacito di come rimango in equilibrio girato quasi di 90 gradi scivolando in avanti

A voce alta dico: “sono un mago, sono un maco”, penso, ma non riesco a dire: “sto lievitando”, che la moto si impianta e vengo sbalzato, con atterraggio di collo nel fango.

Senza scompormi mi rialzo.
Dico : ”sposto il cavallo poi mi date una mano a tirar su la moto?”

Tra varie risate mi rimetto in sesto (mi è schizzata via la visiera e ho fango ovunque). Ripartiamo.

Si arriva Kimbiri. Sono quasi le 6. Ho guidato 11 ore, neanche 130 km. Durante tutta la giornata non abbiamo incrociato nessuno.

Uno dei ragazzi ci invita a mangiare. Ho una fame che potrei divorare un alce vivo, ma soprattutto ancora ho una sete da saziare. Ci rifocilliamo. Abbracci. Salutiamo.

Quimbiri sembra un po’ un posto infernale. Dal fango, pace e armonia di Kepasiato, qui è pieno di locali di prostitute ovunque, mototaxi come mosche, e facce da delinquenti ad ogni angolo. Troviamo un posto tranquillo dove dormire. Entro con la moto dentro il ristorante.

Sono preso dalla curiosità di sapere cosa ha visto, sentito e vissuto Ingrid dal suo punto di vista e la tempesto di domande:).

Non ho problemi ad addormentarmi.

  • Birrozza

    E che cacchio di storie però!
    Ma quindi eran trafficanti quelli del pick up?

  • Auravitali

    mi è venuto mal di pancia….

  • Woodstock21

    Grande è riduttivo…. tra emozioni, pericoli, imprevisti, fatica e sete….. ho provato fatica solo a leggere……

  • Anonimo

    bravisssssimi!!!!!!

  • Marco Ferretti

    Siete veramente favolosi a dir poco.Vi auguro ancora più forza e coraggio.

  • Vecchioralph

    Azzo sei un Mito
    ti invidiamo e amiamo per quello che fai e che vorremmo fare.
    by vecchioRalph

  • Fedroskij

    ormai se ti trovi dell’asfalto sotte le ruote non sai più guidare….bravi e avanti così

  • Davide

    Avanti, avanti… siete grandi!!!
    Io e la mia Stelviona vi seguiamo con grande invidia e ammirazione!

  • bkl

    oh mi raccomando….restate interi !

  • Valerio

    Siamo contenti che sia andato tuto bene , adesso vado in box a raccontare tutto alla mia Transalp , era in ansia per la tua Stelvio .

  • Noiseiskinky

    come dicono da queste parti “ohimmena!”

  • Tramelli24

    Grande Andre! Buona avventura!




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